Il metodo Montessori sostiene il bambino, ma nelle demenze a cosa serve?

La persona affetta da demenza non è tanto rivolta verso un trovare qualcosa di nuovo ma piuttosto tentare per quanto possibile di non perdere la sua specificità nella malattia. Ogni persona è molto di più della malattia, qualunque essa sia.  Non è una ricerca verso una nuova identità, o un qualcosa di nuovo, ma appunto nella demenza la persona deve essere sostenuta a mantenere la sua specificità, la sua identità, le sue abilità, ovvero tutte quelle peculiarità che rendono unica quella persona seppure nella malattia. Reisberg nel descrivere la retrogenesi, affronta delle tappe “involutive” che la persona affetta da demenza si trova a ripercorrere come la stessa Montessori in chiave “evolutiva” descrive nel bambino.

Se noi non possiamo pensare di chiedere ad un bambino di 6 mesi di saltare, così ad una persona affetta da demenza non possiamo pretendere delle prestazioni che non siano adeguate alla fase specifica del suo percorso.

Non posso chiedere ad un bambino di un anno e mezzo che mangi in autonomia, restando seduto e fermo per tutto il tempo, come non posso chiedere ad un persona affetta da demenza che il suo tempo di attenzione sia prolungato.

Devo capire in quale fase si trova ma soprattutto non perdere di vista chi è, quali sono le sue esperienze, quali sono le sue competenze, quali sono i suoi bisogni.

Il personale sanitario è formato adeguatamente per sostenere una persona affetta da Alzheimer con il metodo Montessori?

C’è ancora tanta strada da percorrere. Il metodo Montessori è prima di tutto un pensiero di vita e ad oggi non c’è ancora molto personale formato al metodo Montessori nella  misura in cui non c’è stato uno spazio adeguato al metodo in sé nei diversi campi dell’educazione in campo accademico. Inoltre non ho trovato fonti letterarie che abbiano messo assieme Demenza, Retrogenesi e Montessori da un punto di vista sistemico perché affrontare una malattia è primariamente affrontare la persona nella sua complessità. Come ho tentato di fare nelle diverse pubblicazioni “Montessori abbraccia le demenze” https://www.maggiolieditore.it/montessori-abbraccia-le-demenze.html, e con la rivisitazione del libro “Intuizioni montessoriane per le demenze” https://www.maggiolieditore.it/intuizioni-montessoriane-per-la-demenza.html  rappresentano una possibile strada da affrontare per poter avere una visione diversa delle demenze, per evitare di parlare solo di anziani con demenza ma bensì di persone (spesso purtroppo sempre più giovani), consapevoli che non sia una risposta totalizzante ma una possibile risposta da dare e da cui partire insieme, ma soprattutto dove il personale va adeguatamente formato. Non è solo ambiente, non è solo comunicazione, non sono ricettine ma una visione completamente diversa dell’approccio alla persona.

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